Accettare la propria bruttezza.

Cominciamo subito sfatando un mito, amici brutti: se non ti piaci non ti piacerai mai.

Chi parla di accettarsi fa riferimento ad accettare e convivere con una sconfitta, niente altro; come fanno in tanti del resto, che si accontentano e si fanno piacere ciò che non può essere modificato (o così credono), più che accettarsi.

Certamente, puoi accettare un aspetto che non ti piace, un lavoro che non ti piace, una donna che non ti piace, etc… ma è veramente accettazione, o piuttosto una convivenza forzata?


Io fin da bambino non mi piacevo e tutt’ora non mi piaccio. Credo che dopo una ventina di anni posso arrivare alla conclusione che se non ti piaci, non ti piacerai mai e la convivenza forzata non migliora le cose, al massimo crea una abitudine alla sopportazione.

Non ho mai desiderato essere un modello, ma ho sempre desiderato essere ad un livello di bell’aspetto medio alto, che ti apre molte porte (basta dirci cazzate). Insomma, il tipo che le donne cercano e vogliono.
Ho sempre invidiato moltissimo i tipi bellocci e credo che il carattere spavaldo/estroverso di certi tipi derivi quasi esclusivamente da quello che viene chiamato “Positive feedback loop”, ovvero dalla consapevolezza del proprio bell’aspetto e dal conseguente bel trattamento ricevuto dalla società.


Non ho mai amato il mio aspetto ed ogni tentativo di “accettarmi” era un semplice tentativo di dimenticare una convivenza forzata con qualcosa che non mi piaceva, che non avevo scelto, ed in quanto tale ovviamente non accettavo.

Poi certo, gli psicologi possono disquisire e trovare malattie immaginarie di ogni tipo, “dismorfofobie”, ma per me il paragone più equivalente è questo: se uno ti costringesse ad indossare tutto il giorno un vestito che non ti piace, e ti dicesse che “lo devi accettare” o magari “ti deve piacere per come è”, quando tu sai esattamente il tipo di abito che vorresti,(e che non puoi avere) sarebbe una malattia non accettare quell’abito, o una semplice reazione naturale a qualcosa di imposto e che non si addice ai tuoi gusti?

Per me la risposta sembra ovvia:
La nostra faccia è il primo e più appariscente abito che siamo costretti ad indossare e mostrare in ogni ambito sociale (lo diceva anche Stendhal), il nostro biglietto da visita, ciò che ci caratterizza e ci identifica. Non solo, ma da questo “abito fisico” derivano molte altre conseguenze che sarebbe ipocrisia negare in ogni ambito… sociale, lavorativo, affettivo, di stima di se e chi più ne ha più ne metta, quindi a maggior ragione, avere un buon abito, è qualcosa di essenziale e determinante.


 

Essere brutti nella società attuale è un handicap, essere brutti è qualcosa di oggettivo, quantificabile, e che ti preclude una marea di strade, checchè ancora il buonismo dominante si ostini a dire che “siamo tutti belli”, “la bellezza è soggettiva” e stronzate varie rassicuranti.

6 risposte a "Accettare la propria bruttezza."

  1. quindi?? scusa ma è finito così? ma lo scopo dell’articolo? è confermare che se uno è brutto è penalizzato a vita e non potrà mai accettarlo quindi starà sempre male e in una condizione di accettazione forzata?

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    1. Sono d’accordo. Se sei brutto sei brutto stop.e il feedback che ricevi è negativo. È una colpa che ti porti dietro senza sapere a chi dire grazie. Non hai deciso tu di diventarlo…È ciò che hai sempre ricevuto che ti ha convinto che eri sbagliato.purtroppo dipendiamo dal parere altrui perché siamo esseri sociali. E la bruttezza porta un sacco di svantaggi perché…già solo il modo in cui la gente ti guarda ti sconfigge alla prima frase che diresti…parti sconfitto. Io penso che alla bruttezza ci sia solo un rimedio. L’isolamento…che porta al sospendere la sofferenza perché non ti paragoni a niente e nessuno.esci di casa e ti senti uno spettro…vivo fuori ma morto dentro…nell’anima.. e ti chiedo perché sia toccato a te…quali colpe hai…tu che magari sei pure una brava persona e disponibile…perché tu…tu sai cosa vuol dire e quanto male faccia il rifiuto…
      Caro amico…tutto questo finirà…ecco la sola cosa che conta…

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      1. Quoto tutto. Davvero. “Grazie” lo si potrebbe dire ai giochetti sporchi e insulsi di un Dio, del destino infame o alla viscida perversione della natura, la quale amo definirla una “megera pervertita” perché solo una malata degenere concederebbe arbitrariamente a taluni infinite possibilità e a taluni altri briciole e dolore. Solo una natura malevola e bastarda farebbe questo. E ahinoi viviamo in un mondo palesemente squilibrato e perverso. Noi abbiamo poi la “sfortuna” di vedere. E come saggiamente diceva Pirandello, questa capacità di “vedere”, di rendersi conto, di capire, è la nostra più grande sciagura.

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  2. Concordo anch’io con il concetto della “convivenza forzata”. Accettare vuol dire arrendersi. Accettare significa deporre in qualche modo le armi e dire “questa mia unica possibilità di esistenza è andata di merda, mi arrendo”.
    La verità è sotto gli occhi di tutti. Questo mondo che si professa “civilizzato” è sempre stato più animalesco di quanto si possa immaginare. Gli odori, i tratti spigolosi di un volto, le dimensioni del pene, i colori della pelle, la statura e la stazza governano la vita. Perdonate la volgarità ma credo che l’uomo (abbagliato da religione e politica) abbia trovato solo delle coperture al reale stato delle cose. Il sesso governa il mondo, le relazioni sociali…Tutti lo sanno ma molti lo negano persino a se stessi perché gli ricorderebbe la natura animale da cui discende (e alla quale tutti in fin dei conti obbediscono). Chi ha visto dietro “il sipario” della vita sa bene di cosa parlo. Solo chi ha capacità di lucida analisi riesce a smascherare questo gigantesco groviglio di ipocrisia…

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  3. Finalmente uno che dice come stanno le cose! Bravo è proprio così:
    Insoddisfazione totale forever, maledire ogni giorno che l’universo ha in programma, non vedere l’ora che arrivi la notte in modo da non dovermi mostrare in giro per qualche ora e nel frattempo essersi avvicinati di qualche ora al giorno in cui questa faccia di m***a sparirà corrosa dai vermi. Aah che soddisfazione è sapere che un giorno sparirò!!
    E intanto vivo di m***a. E non sono nemmeno ricco!
    Che vita di m***a..,
    La natura è proprio malvagiamente perversa…

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  4. Un consiglio che mi sento vivamente di dare è di eliminarsi da qualsiasi social media. In questo modo evitate anche solo di vedere belle ragazze che tanto non avremo mai e senza le tentazioni si è molto più sereni. L’isolamento è una buona soluzione, specie adesso che c’è il coronavirus per me è una manna dal cielo. Almeno evito di ricevere altri rifiuti. Con l’età arriveranno magagne di salute e molti farmaci abbasseranno notevolmente il desiderio sessuale ed è una benedizione più che altro.
    Purtroppo la vita può essere un inferno o un paradiso. Nel momento in cui siamo nati (famiglia, salute, bellezza) è più che prevedibile conoscere il nostro futuro: del resto il frutto non cade mai molto lontano dalla pianta.
    Per me la vita è l’inferno. Boh evidentemente me lo sarò meritato in qualche modo. La cosa positiva è che un bel giorno finirà e tutte ste menate non saranno più un problema.
    Purtroppo non ho deciso di venire a questo mondo e morire è un trauma che non cerco. A sto punto vivo alla giornata e cerco di dedicarmi alle mie passioni e ne ho molte fortunatamente.
    Probabilmente la tecnologia e la medicina riusciranno a risolvere questo problema ma non credo in tempi molto brevi.

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