L’assassinio del nano di Termini: una grande lezione di red pill

Molti son stati i fatti di cronaca nera legati in qualche modo ai concetti espressi dalla red pill. Tra questi mi viene in mente senza dubbio il caso di Domenico Semeraro, un uomo affetto da nanismo che dopo i trascorsi di un’adolescenza infernale, ha sviluppato una sessualità atipica e perversa. Leggendo questi fatti dopo aver appreso i concetti della red pill, tutto assume tratti ancora più inquietanti e raccapriccianti. Per questo una breve ripassata, con alcune considerazioni di contorno, è quantomai dovuta.
(parti del riassunto sono tratte dalle pagine de l’occidentale. Le parti in rosso sono invece nostre constatazioni)

libri2bdomenico-718592Aldo Semeraro nasce a Ostuni, nel brindisino, nel 1946. I suoi problemi cominciano con la pubertà, quando capisce di essere brevilineo. Più degli scherzi e delle prese in giro subite dai compagni di classe pesa la consapevolezza di un destino in cui sarà sempre considerato un anormale, l’impossibilità di avere una storia d’amore con una donna.
Passa qualche anno, Mimmo rivolge le sue attenzioni, verso ragazzi del suo stesso sesso, sempre più giovani di lui, li cerca tra quelli che si mostrano più fragili, più confusi, li fa sentire importanti.
Già da queste prime righe si possono trarre alcune deduzioni in ottica redpill. In primis la fase adolescenziale, che rappresenta praticamente una fase della vita che per forza di cose lascerà ferite indelebili anche in età adulta. E’ una fase delicata in cui si forma il carattere di una persona. Vien da se che essere derisi e discriminati soltanto in virtù del proprio aspetto, ha ripercussioni gravissime sulla psiche di un individuo.
In secondo luogo vediamo come il Semeraro rinunciò completamente nell’approcciarsi al genere femminile data la sua estetica, subodorando che invece nel mondo maschile avrebbe potuto avere maggiori possibilità.

Sviluppa la capacità di capirne le inquietudini, di blandirli, di convincerli che forse possono trovare in lui quell’amore che il resto del mondo sembra negare loro. E piano piano li fa suoi.

Tra gli strumenti di seduzione non mancano i “premi”, qualche regalo, anche costoso, o un pizzico di droga. Una volta invischiati in questa relazione morbosa, scatta la trappola. Il nano per tenere avvinte a sé le sue prede ricorre al ricatto, alle minacce, anche alle denunce. Tutto per accaparrarsi un po’ di quell’amore che per lui, segnato dalla deformità, non può essere ottenuto in altro modo.

Il Semeraro, Mimmo per gli amici. Una personalità complessa, segnata dalla sofferenza. Un uomo, si perdoni la retorica, imprigionato in un corpo da bambino. Uno che nella vita si è fatto largo tra la commiserazione e la derisione altrui, che mai avrebbe potuto aspirare a un’esistenza normale, tanto meno a una relazione affettiva sana. Il nano della stazione Termini, come impietosamente è stato appellato dai quotidiani, è stato vittima dei suoi amori morbosi, in particolare di quello che considerava il suo favorito, Armando Lovaglio.

E’ l’estate del 1986, un ragazzo di 17 anni bussa all’interno 4 di uno stabile in via Castro Pretorio, a Roma. Con sé ha una copia di Porta Portese. Sul giornale c’è un’inserzione, un’offerta di lavoro presso uno studio di “tassodermia”. Quel ragazzo è Armando Lovaglio, la scuola è appena finita e lui non ha passato l’anno presso l’istituto tecnico che frequenta. La scuola però gli sta stretta, vorrebbe realizzarsi subito con un lavoro, mettere insieme i soldi per realizzarsi il sogno di comprarsi una moto, una Honda Nsf 125. Quell’annuncio sembra fare al caso suo.

Gli apre un uomo alto un metro e trenta, è il titolare della Igor Taxermist, Domenico Semeraro. L’uomo è subito stregato da quell’adolescente, dai suoi occhi neri, dai tratti delicati. Lo assume su due piedi e dopo averlo salutato si ritira nel suo ufficio e descrive estasiato su un documento del pc il fascino che ha avvertito in quell’adolescente. Ma questo non basta per comprendere chi è il nano della stazione Termini.
Altra constatazione: bel faccino=fascino. Le due cose son strettamente legate. Se guardate il video dell’intervista a Lovaglio postato in calce, noterete come il tipo non abbia chissà quali doti comunicative od espressive. Anzi pare anche piuttosto antipatico. Son semplicemente i tratti dei lineamenti a diffondere un’energia positiva ed intrigante. Il famoso effetto alone…

Pochi giorni dopo l’assunzione Domenico Semeraro compra al ragazzo la tanto sospirata motocicletta. Lo porta con sé in viaggio a Ostuni, lo aiuta a prendere la patente per le due ruote, lo riempie di attenzioni e di coccole. Armando di quando in quando si fa qualche canna, il nano, gli procura l’hashish a volte rimproverandolo a volte sostenendo che non c’è niente di male. E lo fa suo. Tra i due il sesso è morboso, Armando, fragile e inesperto, si affida alle mani del professore. Lascia sempre più spesso la casa dei genitori per andare a dormire nel laboratorio-abitazione di via Castro Pretorio. E’ anche un modo per tagliare i ponti con il padre, autista di bus, con cui il ragazzo ha un pessimo rapporto.

Riprende l’anno scolastico, Armando frequenta ma con scarsi risultati. Vive come stregato fino a quando in questo menage irrompe Michela.

E’ il 1988, la ragazza bussa presso lo studio del nano, che aveva messo un secondo annuncio perché cercava una segretaria. La ragazza è molto graziosa e spigliata, non dispiace a Semeraro, il quale non disdegna, se si presenta l’occasione rapporti sessuali anche con ragazze. Anzi nel 1972 era quasi arrivato al matrimonio con una 16 enne di Santa Maria Capua Vetere, in provincia di Caserta, salvo poi essere denunciato dalla promessa sposa per violenza sessuale. Il processo si concluse con l’assoluzione, il nano convinse il giudice che date le sue condizioni fisiche non poteva sovrastare fisicamente la fidanzata.
Un brutto denunciato per violenza sessuale. Un classico…

Tra Mimmo, Armando e Michela Palazzini – anche lei giovanissima e con una famiglia assente alle spalle – si instaura un rapporto a tre. Ma l’equilibrio si spezza presto: i due ragazzi si innamorano. E’ un rapporto finalmente sano, entrambi si rendono conto che l’unico modo di preservarlo è fuggire da quella tana. Ma non è facile, la personalità dell’imbalsamatore li domina, specialmente Armando. Che alle prime difficoltà in famiglia torna sempre a cercare consolazione nel suo pigmalione, così come non appena c’è aria di lite con Michela. Ma nel 1989 accade un fatto che incrina ancora di più il fragile rapporto a tre: la ragazza rimane incinta di Armando.
(Incinta del bel faccino. Prevedibile).

E’ intenzionata a non abortire, e nel 1990 nasce una bambina. Ma liberarsi del nano è impossibile. In una cassaforte conserva una mole di foto oscene che ritraggono il ragazzo in pose oscene, truccato da donna, in altri scatti c’è Michela immortalata mentre fa sesso con il suo fidanzato agghindato come un travestito. E poi ci sono le registrazioni di conversazioni tra loro mentre parlano di droga.

In più il nano aveva stipulato per Armando alcune polizze, investimenti che negli anni avrebbero fruttato denaro, senza contare Semeraro lo aveva convinto a nominarlo suo procuratore generale e che con questa carica minacciava di invischiarlo in qualche affere che lo avrebbe rovinato. I due fidanzatini cercano di coinvolgere le rispettive famiglie, ma il professore risponde con denunce per violazione di domicilio, querele per minacce. Mostra tutta la sua esperienza e astuzia. La bambina nasce nel 1990.

Sono gli ultimi giorni di vita di Domenico Semeraro. Che per porre fine alla sequela di ricatti propone ai suoi protetti un patto: andare a vivere tutti insieme, anche se in realtà vorrebbe liberarsi della ragazza, l’unico vero ostacolo alla sua unione con il giovane. Armando sembra cedere, la sera del 25 aprile raggiunge il nano in via di Castro Pretorio. Michela lascia la bambina alla madre e si precipita allo stesso indirizzo. Fa una scenata, convince il papà della sua bambina che quella del professore è una follia. Armando si decide ad andare via con lei. Il padre di Michela può ospitare i neo genitori e la piccola in casa sua. A quel punto Domenico Semeraro, si infuria. Si scaglia contro Armando con un taglierino. Il ragazzo lo disarma, Michela scappa in strada. Dopo pochi minuti citofona, il fidanzato ha già ucciso il nano.

I due ragazzi telefonano ai genitori di Armando, Michela confessa il delitto e chiede alla mamma del ragazzo le chiavi di una casa che i coniugi hanno a Palombara, nei pressi di Roma. Vogliono seppellire il cadavere del nano, chiuso in un sacco e sistemato nel suo furgone. La donna è esterrefatta, implora i ragazzi di venire subito da lei. Nel frattempo chiama i carabinieri.

Armando e Michela si sbarazzano del corpo in una discarica. Poi arrivano dalla madre di lui. Poco dopo giungono anche i militari. E’ la fine, nonostante tutto, di un incubo.

Al processo Michela sarà condannata a un anno per occultamento di cadavere, pena sospesa e senza menzione sulla fedina penale.
Armando sconterà 15 anni per omicidio. Per liberarsi dalla prigione costruitagli intorno dal nano della stazione Termini, alla fine di questa storia è dovuto entrare in una cella vera.
Come sempre, due pesi due misure: l’uomo condannato ad anni di reclusione, la donna semi-assolta con la ridicola condanna di un solo anno di carcere. Che mondo maschilista eh ?

Di tutta questa storia c’è ancora un dettaglio postumo che mi ha lasciato interdetto, relativo ad un’intervista andata in onda su Rai Tre.

L’atteggiamento dell’intervistatrice è a dir poco inquietante, approcciatasi all’intervistato con una leggerezza disarmante come se si stesse colloquiando di gossip da cronaca rosa. D’altronde da una parte c’è un carnefice bello, dall’altro una vittima brutta. Per cui tutto regolare…come sempre.

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9 risposte a "L’assassinio del nano di Termini: una grande lezione di red pill"

  1. ma questa frase infelice sulla donna in questione? non è stata lei ad uccidere materialemente il nano…l’occultamento di cadavere è gravissimo ma mai come l’omicidio… non capisco sto accanimento continuo verso le donne….poi scritto in rosso come se fosse la cosa più orribile di tutta la faccenda…vergogna!!!

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    1. Lo scandalo sta nella differenza di condanna. Ok, siamo d’accordo che l’occultamento è meno grave dell’omicidio, ma 14 anni di differenza sono ridicoli. Per me dovevano marcire entrambi in carcere.
      La frase è in rosso non perchè maggiormente degna di nota, ma come specificato ad inizio articolo, è una semplice “convenzione” per scindere i miei pensieri personali dal testo dell’articolo originale. Ma state sempre a veder il marcio eh ?

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      1. Penso sia giusto aver dato ad Armando la possibilità di vivere davvero la propria vita. Ho molta più comprensione per lui piuttosto che per una persona come Semeraro. Il ricatto psicologico è forse anche peggio dell’omicidio,soprattutto quando messo in atto di proposito contro persone più fragili

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  2. “Un “brutto” denunciato per violenza sessuale, un classico”… un classico di che? ma non ti vergogni???? quindi chi denuncia lo fa perche quello a molestarlo non e’ bello? Articolo schifoso, da denunciare. Fai difesa della categoria? schifo profondo.

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    1. Credo a questo punto che ne sia ossessionato (dalla bruttezza/bellezza). Così ad occhio e croce, se vai proprio qui sotto e leggi i titoli dei link che portano ad altri suoi scritti, ci sono: “I 10 segnali che ti faranno capire se sei brutto” e “Accettare la propria bruttezza”!
      E ti parlo di due “articoli” su 10, quindi su un numero limitatissimo. Ora non so quanti ne abbia scritti i totale, ma a questo punto mi domando: quanti ce ne saranno riguardanti quest’argomento? 😀 😀
      Ma niente niente fosse lui un pò cessetto, e c’è in ballo qualche complessuccio personale?!? 😀 😀

      N.B. Proprio ora mi salta agli occhi, in alto a sx, il titolo di questo Blog: “Vita da Brutto”… hahaha… eh no, allora c’è davvero qualcosa che mi sfugge!!

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  3. È una vicenda drammatica in tutti i sensi. C’è il dramma esistenziale del Semeraro e il dramma degli altri due protagonisti. Sulla questione “condanna” in realtà non mi pare siano stati fatti sconti. Comunque una storia terribile.

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  4. Invece di impiegare il tuo cervello ad abbrutirsi per far coppia al tuo aspetto, mira a nobilarti l’anima che anche il tuo aspetto ne avrà giovamento. Non scherzo.

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  5. Ribaltiamo la questione: se questo povero Semeraro fosse stato un “bello” omosessuale a cui piacciono i ragazzi giovani, sarebbe stato definito senza problemi un corruttore di minorenni (minorenni che, per carità, si lasciano corrompere con una certa facilità). Mi sembra che in questa storia di veramente innocente non ci sia nessuno, nè vittima nè assassino nè complice. Semeraro avrà senz’altro sofferto in gioventù a causa del suo aspetto e quindi questo lo giustifica nel fatto che usasse la sua posizione per legare a sè un adolescente attraverso soldi, droga e poi ricatto? penso proprio di no.

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