L’uomo la donna e la bruttezza, Genesis Revisted

Il seguente testo è da ritenersi puramente ironico. Da buoni redpillati non possiamo essere certamente credenti, e quello esposto di seguito è semplicemente una reinterpretazione della celebre parabola cattolica.

Dio il Signore formò l’uomo dalla polvere della terra, gli soffiò nelle narici un alito vitale e l’uomo divenne un’anima vivente . . .  Però soffio troppo forte a tal punto da causargli un’ipoplasia mandibolare. Il buon Dio non si perse d’animo e tentò subito di rimediare riprovandoci. Stavolta l’essere uscì identico al Dio stesso. I due organismi vennero messi nel giardino dell’Eden, ma a quanto pare essi apparivano svogliati, pigri e confusi.  Dio il Signore disse: ‘Non è bene che l’uomo sia privo di stimoli; io gli farò un aiuto che sia adatto a lui’ .ù


Allora Dio il Signore fece cadere un profondo sonno sui due uomini, i quali si addormentarono; prese a ciascuno una costola, e richiuse la carne al posto d’esse. Dio il Signore, con le costole che aveva tolto agli uomini, formò due donne e piazzò anch’elle nel giardino dell’Eden.
La cosa tuttavia non sortì grandi effetti, mancava ancora qualche rifinitura. Dio allora plasmò le menti dei quattro individui in modo che potessero essere attratti gli uni dagli altri. Nacque così il senso dell’erotismo, ma anche questo tentativo si rivelò fallimentare; i quattro infatti non facevano altro che trombare costantemente come in un eterno film porno. Dio provò ad arricchire il giardino dell’Eden con alberi, frutti, animali e persino una PlayStation, ma la cosa non sortì alcun effetto: i quattro continuavano nelle loro ammucchiate.

ammucchiata
Una tipica giornata dei primi esseri viventi

 

Dio comprese che bisognasse creare un dislivello nelle menti tale che gli ingranaggi del motore cominciassero a girare. Alterò le menti delle due donne facendo in modo che il loro desiderio sessuale si accendesse solo previa “fatica” dell’uomo. Nacque così il concetto di preda e cacciatore.
Ben presto i due uomini cominciarono ad adoperarsi per primeggiare l’uno su l’altro. Cominciarono ad aguzzare l’ingegno, impararono a coltivare, piantare alberi, produrre frutti. A quel tempo la ricchezza di una persona era determinata dalla quantità di frutti in suo possesso. Chi più ne aveva si guadagnava la stima e il corpo di entrambe le donzelle. Proprio in virtù di questo, il giardino dell’Eden subì un’evoluzione mai vista prima: gli alberi crescevano a iosa, le mele erano sempre più rosse, e l’ingegno dell’uomo garantì persino il proliferare di nuove varietà fruttifere.
Gli ingranaggi di quell’embrionale società cominciavano a girare e Dio sentì finalmente di star facendo la cosa giusta.

Ma in questa storia c’era anche un antagonista, il suo nome era Satana. Egli voleva a tutti i costi rovinare il progetto divino e intromise all’interno dell’Eden un organismo che ben presto avrebbe rovinato mesi e mesi di raccolto: il parassita.
I frutti cominciarono ad ammalarsi e i due uomini non ne capivano il motivo. A subirne le conseguenze fu specialmente il primo Adamo (quello colpito da ipoplasia mandibolare, ricordate?) il quale si trovò ben presto in rovina, mentre l’altro Adamo con fatica ancora riusciva a salvare il salvabile.
Preso dallo sconforto l’Adamo maloccluso giunse ad una decisione estrema: rubare i frutti dell’altro Adamo, inscenando quello che fu a tutti gli effetti il primo furto della storia.
Dio rimase sconvolto dall’accaduto e decise di punire il ladruncolo: inventò così il concetto di bruttezza e bellezza.
In seguito a questo provvedimento si assistì ad un cambiamento all’interno della piccola società, grazie al quale il bello riusciva -nonostante tutto- ad intrattenersi con le due donne, mentre il brutto ne avrebbe avuto accesso solo previa fatica e sudore.
L’Adamo bello fece figli a iosa con le due donne, figli che sarebbero stati nutriti con i frutti coltivati dall’Adamo brutto. Tutto il resto è storia…

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