Ascesa e declino del movimento meetoo: prima o poi i nodi vengono al pettine!

Nell’ultimo anno si è diffuso a macchia d’olio il movimento #meetoo in seguito agli scandali sessuali che si son verificati in quel di Hollywood, ma adesso la bolla di sapone sembra che stia per esplodere, rivelando quanto di marcio ci sia dietro le denunce delle attrici circa i presunti abusi.

Era l’ottobre dello scorso anno quando Harvey Weinstein venne accusato di  molestie, aggressioni sessuali e di violenza sessuale di una dozzina di donne. In seguito a queste calunnie, molte altre personalità femminili dell’industria cinematografica accusano il produttore di fatti simili, mentre Weinstein continua a professarsi estraneo ai fatti.

Poco dopo la mediatizzazione delle prime denunce, Weinstein viene licenziato dalla sua compagnia, la Weinstein Company, espulso dall’Academy of Motion Picture Arts and Sciences e da altre associazioni professionali. Delle indagini giudiziarie e delle denunce sono state avviate da sei donne a Los Angeles, New York, e Londra.
Alcuni giorni fa son spuntati fuori una serie di sms di una delle vittime che avvalorerebbero la consensualità dell’atto.
“Mi manchi omone mio”, “Apprezzo tutto quello che fai per me”, “Spero di vederti appena possibile”, “Ti amo sempre, solo mi dispiace essere una semplice distrazione occasionale”.

Sono solo alcuni dei messaggi presentati in aula a New York da Benjamin Brafman, avvocato di Harvey Weinstein impegnato a difendere l’ex produttore hollywoodiano dalle accuse per molestie sessuali: un vero e proprio colpo di scena nella vicenda, e questo perché l’autrice sarebbe proprio la principale accusatrice di Weinstein, e i messaggi risalirebbero a mesi e anni dopo rispetto agli episodi di presunta violenza denunciati.

La donna in questione, protetta negli atti processuali dall’anonimato così come le altre che chiedono la condanna dell’ex produttore, accusa Weinstein di averla stuprata in una stanza d’albergo di Manhattan nel marzo 2013.

Quello che ora emerge, insieme ai numerosi messaggi portati dagli avvocati e che a tutto farebbero pensare tranne che ad eventuali molestie subite, è che l’accusatrice sarebbe anche andata a incontrare il produttore hollywoodiano insieme alla madre “rimasta molto ben impressionata dall’incontro”.

I messaggi portati in aula, cui Weinstein rispondeva in maniera formale con un semplice “I miei rispetti”, hanno letteralmente spiazzato la giuria, tanto che l’avvocato Brafman ha chiesto l’assoluzione del suo cliente e la chiusura del processo.

 

Il caso Brizzi
Dopo il fatto accaduto a produttore statunitense, anche molte italiane han trovato il coraggio di denunciare gli abusi, che questa volta vedrebbero coinvolto il nostrano Fausto Brizzi.
L’autore di Notte prima degli esami, fu messo alla gogna tramite un servizio delle Iene in cui dieci diverse attrici lo accusarono di moleste. Di fronte alle telecamere, alcune avevano con la voce camuffata e il volto oscurato e secondo i loro racconti, il regista le avrebbe invitate per parlare di lavoro nel suo loft, e in quella la location avrebbe chiesto alle attrici di interpretare scene romantiche o passionali per tentare un approccio sessuale.
Delle dieci testimonianze, solo tre erano diventate denunce. Due erano improcedibili, cioè depositate molto dopo i termini di legge (sei mesi).

Ed anche in questa faccenda i nodi son venuti al pettine poco tempo fa;
«Che belle sensazioni che ho avuto». Dice così uno dei messaggi, inviati da una presunta vittima, che sono serviti a demolire le accuse di molestia contro il regista Fausto Brizzi. A febbraio la donna lo aveva denunciato per violenza sessuale, ma il contenuto degli sms sembra rivelare piuttosto un rapporto di reciprocità.

Inoltre, lei e Brizzi si sarebbero incontrati di nuovo, nello stesso appartamento, qualche giorno dopo la presunta violenza sessuale. E la donna avrebbe spedito altri due messaggi: «Appena posso ti richiamo», e ancora: «Ti devi inginocchiare perché non mi hai fatto una dedica».

E la notte delle presunte molestie, lei avrebbe postato sul suo profilo Fb un post con commenti entusiastici sui film del regista….

 

Asia la serve su un piatto d’Argento
E veniamo all’ultimo contro-scandalo sessuale, che vede protagonista un’altra nostra compaesana, la mai troppo odiata Asia Argento.
Asia è stata sin da subito un’accanita sostenitrice del movimento #metoo diventandone a conti fatti uno dei maggiori testimonial; cosa non si fa per la notorietà…
Ma ecco arrivare il colpo di scena in cui passa da vittima a carnefice. Ebbene si, la Argento non solo si è rivelata una molestatrice, ma addirittura una pedofila legalmente perseguibile!
Stavolta a denunciare l’abuso è stato l’attore semi-sconosciuto Jimmy Bennet, che all’epoca dell’accaduto aveva solo 17 anni (mentre lei ne aveva 37). Per lo stato della California l’età del consenso è fissata a 18 anni, per cui si tratta a tutti gli effetti di un abuso.
È stato il New York Times a lanciare la notizia dopo aver ricevuto dei documenti in forma anonima. Infatti, la storia, non è recente, anzi il fatto che Asia Argento abbia risarcito Jimmy Bennett con 380.000 dollari dopo essere stata accusata di aggressioni sessuali si è registrata ad aprile. Il quotidiano ha così rivelato l’intera vicenda avvenuta nel maggio 2013. Asia Argento conosceva il giovane da quasi dieci anni e tra i due si era instaurato un rapporto quasi famigliare, “come tra madre e figlio” (e bhe quale madre non tenta di stuprare i figli), aveva dichiarato il giovane. Poi durante quell’anno i due si sono incontrati in un albergo di Marina del Rey, in California, dove Asia Argento, prima di praticare sesso orale e avere un rapporto con il giovane, gli avrebbe fatto bere alcolici. Durante il loro incontro Asia avrebbe anche scattato delle fotografie, una delle quali, che mostra i due sdraiati a letto, è finita proprio al New York Times.

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Proprio come madre e figlio

Ricordiamo che Asia è stata l’ultima fidanzata dello chef Anthony Bourdain morto suicida lo scorso Giugno. Che il peso della storia abbia spinto l’uomo a compiere l’estremo gesto? Di certo non deve essere stato facile essere il compagno della Argento, con tutti questi scheletri nell’armadio e chissà quante corna all’attivo..

Ora vediamo se la giustizia è davvero paritaria, quel che è certo che mentre nel caso di Weinstein e Brizzi son state demolite fior di carriere (per non parlare di Kevin Spacey!), per Asia Argento non c’è proprio nulla da demolire considerandone il risibile curriculum artistico.
Non c’è che dire, proprio una bella figura barbina!

 

Il movimento #metoo
A partire dall’ottobre del 2017 l’hashtag metoo è diventato virale proprio in seguito alle accuse mosse contro Weinstein. Si tratta di un movimento di matrice femminista che verte contro le molestie e le violenze contro le donne, pubblicizzato sui social media per aiutare a dimostrare la diffusa prevalenza di violenza sessuale e molestie, soprattutto sul posto di lavoro, subita dalle donne.
Nonostante i nobili intenti del movimento, dà un certo fastidio constatare quanto di marcio ci sia dietro le accuse che han permesso allo stesso di diffondersi a macchia d’olio. Certo, gli intenti di fondo restano nobili, ma il danno di immagine subito è innegabile.
Che poi come sempre le femministe dicono di battersi per la parità dei sessi, ma i loro “movimenti” son sempre finalizzati alla tutela della donna e mai dell’uomo. In questo caso, per esempio, si da per scontato che le vittime di abusi possano essere solo di sesso femminile, come se l’uomo dal suo canto, dovesse essere sempre favorevole alla scopata. Immaginate il trauma nell’essere molestatati, chessò, da una Maria De Filippi, una Anna Mazzamauro o qualche cessa obesa. Certo a voi sembreranno cose fantascientifiche, ma vi assicuriamo che ai Chad accadono di continuo!
Ma questo è un argomento molto complesso che tratteremo in un altro articolo, per il momento vi basti sapere che l’abuso sessuale sugli uomini esiste eccome, con ripercussioni non meno gravi rispetto a quelle che provano le donne. Ma resta un’altra scomoda verità che si fa finta non esista.

 

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