Disuguaglianze estetiche ed economia del sesso

Secondo la Bibbia Gesù disse che i poveri sarebbero stati sempre tra noi. Nonostante gli sforzi dei filantropi e dei teorici della redistribuzione negli ultimi due millenni, finora ha avuto ragione. Ogni nazione nel mondo ha poveri e ricchi, separati da censo, fortuna e scelte. L’iniquità tra ricchi e poveri, con le sue cause e rimedi, è discussa fino alla nausea nei dibattiti politici e sui social media.

Comunque, tra i politici il focus sulla disparità è tipicamente piuttosto ristretto: tendono a considerare l’ineguaglianza solo in termini monetari, e a trattare ”disparità” come sinonimo di “disparità di reddito”. Ma ci sono molti altri tipi di disuguaglianze di cui si discute pubblicamente poco o addirittura per niente: disparità di talento, altezza, numero di amici, longevità, pace interiore, salute, fascino, senno, intelligenza, forza. E per finire, c’è un tipo di disuguaglianza a cui tutti di tanto in tanto pensano e che ossessiona i giovani single: la disparità di attrattività sessuale.

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articolo originale ad opera di Quillette.com e liberamente tradotto da Gustavo Malerio.

L’economista Robin Hanson ha scritto alcuni avvincenti articoli che utilizzano la fredda e disumana logica per la quale gli economisti sono famosi, per comparare la disparità di reddito con la disparità di accesso al sesso. Se seguiamo alcuni passi del suo ragionamento, possiamo immaginare il mondo dell’amore come qualcosa di simile a un’economia, nella quale le persone possiedono quantità differenti di attrattività (l’equivalente dell’euro nell’economia dell’amore) e coloro con più attrattività possono accedere a più e migliori esperienze romantiche (l’equivalente dei beni di consumo nell’economia dell’amore). Se pensiamo agli appuntamenti galanti in questo modo, possiamo usare gli strumenti analitici delle scienze economiche per ragionare sull’amore allo stesso modo in cui ragioniamo sulle economie.

Il Gini applicato all’economia sessuale

Uno degli utili strumenti che gli economisti usano per studiare le disparità è il coefficiente di Gini. Si tratta semplicemente di un numero tra zero e uno che rappresenta il grado di disuguaglianza di reddito in un dato paese o gruppo. Un gruppo egalitario in cui tutti gli individui hanno lo stesso reddito avrà un coefficiente di Gini pari a zero, mentre un gruppo non egalitario in cui un solo individuo ha tutta la ricchezza e il gli altri niente avrà un coefficiente di Gini vicino a uno. Quando Jeff Bezos o Warren Buffet (alcuni degli uomini più ricchi del pianeta) entrano in una stanza, il coefficiente di Gini di quella stanza schizza alle stelle.

Alcuni intraprendenti nerd si sono cimentati nello stimare il coefficiente di Gini di alcune “economie” dell’amore. Tra gli eterosessuali, ciò in pratica significa calcolare due coefficienti di Gini: uno per gli uomini e uno per le donne. Questo è dovuto al fatto che uomini e donne eterosessuali occupano essenzialmente due distinte “economie” o “mondi”, con gli uomini che competono esclusivamente tra di loro per le donne, e le donne che competono esclusivamente tra di loro per gli uomini. Il coefficiente di Gini per gli uomini collettivamente è determinato dalle preferenze della collettività di donne, e viceversa. Se le donne trovassero che ogni uomo è ugualmente attraente, allora l’economia maschile dell’amore avrebbe un coefficiente di Gini pari a zero. Se tutti gli uomini trovassero la stessa donna attraente e considerassero tutte le altre donne non attraenti, l’economia femminile dell’amore avrebbe un coefficiente di Gini vicino a uno. I due coefficienti non si influenzano l’un altro direttamente, e ogni sesso collettivamente determina il coefficiente di Gini – cioè, il livello di disparità – dell’altro sesso.

Un esperto di dati della app di dating Hinge ha prodotto un report sui coefficienti di Gini che ha calcolato utilizzando gli abbondanti dati della sua società, trattando i “like” come l’equivalente del reddito. Ha determinato che le femmine eterosessuali hanno dovuto rapportarsi con un coefficiente di Gini di 0,324, mentre i maschi eterosessuali hanno dovuto affrontare un coefficiente di Gini molto più alto, pari a 0,542. Pertanto nessuno dei due sessi ha una completa uguaglianza: in entrambi i casi, ci sono alcune persone “benestanti” che possono accedere a più esperienze romantiche, e alcune “povere” che hanno accesso a poche o nessuna esperienza. Ma mentre la situazione per le donne è qualcosa di simile a un’economia con un po’ di poveri, un po’ di ceto medio, e alcuni milionari, la situazione per gli uomini è vicina a quella di un mondo con un ristretto numero di super-miliardari circondati da moltitudini che non possiedono praticamente niente. Secondo l’analista di Hinge:

In una lista degli indici di Gini di 149 nazioni fornita dal CIA World Factbook, ciò piazzerebbe l’economia femminile dell’amore al 75esimo posto in classifica (nella media – pensate all’Europa occidentale) e l’economia maschile dell’amore all’ottavo posto (cleptocrazia, apartheid, guerra civile perpetua – pensate al Sud Africa).

Quartz ha riportato nella sua scoperta, citando un altro articolo su un esperimento con Tinder, che “l’80% degli uomini peggiori (in termini di attrattività) competono per il 22% delle donne peggiori e il 78% delle donne migliori competono per il 20% degli uomini migliori”. Questi studi hanno esaminato “like” e “swipe” su Hinge e Tinder, che sono obbligatori per ottenere un qualsiasi contatto (tramite messaggi) tra due match potenziali.

Lo studio del Business Insider e di OkCupid

Un altro studio, riportato in Business Insider, ha trovato uno schema nei messaggi sulle app di dating che è coerente con questi risultati. E ancora un altro studio, eseguito da OkCupid sulla propria gigantesca base dati, ha scoperto che le donne valutano l’80 percento degli uomini come “più brutti della media”, e che questo gruppo di 80 percento “sotto la media” riceve risposte ai messaggi solo il 30 percento delle volte, o meno. In contrasto, gli uomini valutano le donne come più brutte della media solo nel 50 percento dei casi, e questo gruppo del 50 percento riceve risposte il 40 percento delle volte, o più.

Se queste scoperte sono affidabili, la larga maggioranza delle donne vuole relazionarsi romanticamente con una piccola minoranza di uomini, mentre la maggior parte degli uomini vogliono relazionarsi con la maggior parte delle donne. Il grado di disparità in “like” e “match” misura credibilmente il grado di disparità nell’attrattività, e necessariamente implica almeno quel grado di disparità nelle esperienze romantiche. Diventa difficile non trarre un’ovvia conclusione: la maggioranza delle donne trova la maggioranza degli uomini non attraente e senza valore sufficiente per intraprende una relazione sentimentale, mentre il contrario non è vero. Detto in altri termini, sembra che collettivamente gli uomini creino una “economia dell’amore” per le donne con una disparità relativamente bassa, mentre le donne collettivamente creano una “economia dell’amore” per gli uomini con una disparità molto alta.

Gli opinionisti oggi sono molto interessati ai “gender gap”, specialmente la presunta differenza di retribuzione tra uomini e donne che svolgono lo stesso lavoro. Ci sono altri gap importanti, come il “gap di libido” che è ben documentato nella letteratura scientifica (gli uomini in media desiderano fare sesso molto più frequentemente e intensivamente delle donne), e il “gap di età” in cui i giovani adulti sono ritenuti mediamente più attraenti, con uno svantaggio particolarmente ampio per le donne più vecchie. La differenza dei coefficienti di Gini indicato in questi studi è qualcosa di simile a un “gap della disparità sessuale” o “gap delle distribuzione di attrattività”, meno ovvio ma potenzialmente ancor più socialmente significativo di alcuni gap di genere più conosciuti.

E’ così che funziona la natura

Non ci sono cattivi in questa storia. Nessuno può o dovrebbe essere biasimato per le proprie preferenze, e se le donne collettivamente credono che la maggior parte degli uomini siano brutti, che diritto ha chiunque, maschio o femmina, di criticarle? Possiamo provare pietà per la larga maggioranza di uomini che sono ritenuti brutti e che hanno poche o nessuna esperienze romantiche mentre una piccola percentuale di uomini attraenti ne hanno molte. In fondo, considerate che viviamo in una cultura monogamica, e quindi il 20 percento degli uomini che sono considerati attraenti possono essere in relazione stabile con al massimo il 20 percento delle donne. Potremmo avere altrettanta pietà per il resto delle donne, che sono condannate ad avere relazioni stabili, se ne intraprendono una, con qualcuno che ritengono non attraente. L’unico cattivo in questa storia è la natura, che ha plasmato i nostri gusti in modo tale che si presentasse questa mancata corrispondenza di attrazione e disponibilità.

Per coloro che studiano la natura, i vari gap di genere nella vita romantica non risulteranno una sorpresa. I biologi dell’evoluzione hanno visto questi schemi molte volte e possono spiegarli. L’attraenza delle donne giovani rispetto a quelle vecchie può essere spiegata dalla più elevata fertilità delle giovani adulte. Il gap di libido può essere spiegato dalle differenti strategie di accoppiamento praticate istintivamente dai due sessi.

Per quanto riguarda i coefficienti di Gini costantemente riscontrati tra uomini e donne, essi non sono compatibili con una struttura sociale monogama in cui la maggior parte delle persone possono accoppiarsi con qualcuno similmente attraente. Tuttavia, questo non sorprende: la monogamia è rara in natura. La manifesta preferenza della maggior parte delle donne di impegnarsi romanticamente solo con una piccola percentuale di uomini percepiti come attraenti è coerente col sistema sociale denominato “poliginia”, in cui una piccola percentuale di maschi monopolizza le possibilità di accoppiamento con tutte le femmine, mentre molti altri maschi non hanno accesso all’accoppiamento. Ancora, ciò non risulterà sorprendente agli scienziati. Il biologo dell’evoluzione David P. Barsh ha scritto un articolo per Psychology Today intitolato “Le persone sono poliginiche”, citando svariate prove biologiche e storiche sul fatto che, per buona parte della storia umana, i nostri antenati hanno praticato la “poliginia dell’harem”, una forma di poligamia.

Ci sono molti animali di tutti i generi che praticano la poliginia in una forma o nell’altra, inclusi molti dei nostri cugini primati, come i gorilla e i lemuri. Per gli animali, le strutture sociali non sono oggetto di riflessione o di sistematici tentativi di riforma – semplicemente fanno ciò che i loro istinti e l’educazione impongono. Ma è il destino degli esseri umani combattere costantemente contro la natura. Accendiamo fuochi per scaldarci, costruiamo condizionatori d’aria per rinfrescarci, inventiamo sapone, acquedotti, antibiotici e treni e radio nel tentativo di vincere le limitazioni della natura. Ma quando accendiamo i nostri smartphone costruiti con transistor ingegnosamente sviluppati che mostrano che possiamo sconfiggere l’entropia della natura, effettuiamo l’accesso ad app di dating ed entriamo in un mondo che è costruito all’ombra delle strutture sociali dei nostri primitivi antenati della savana. La tecnologia non ci ha permesso di rifuggire le brutali disparità sociali dettate dalla nostra natura animale.

Non che non ci abbiamo provato. L’istituzione della monogamia è essa stessa una forma di politica “redistributiva”: similmente all’imporre un tetto massimo al reddito dei miliardari, impone un tetto massimo al numero consentito di partner per i più attraenti, cosicché le persone non attraenti abbiamo molte più possibilità di trovare un partner. I matrimoni di cui leggiamo nei resoconti storici, basati sulla prudenza e sugli accomodamenti familiari, hanno molto più senso quando ci rendiamo conto che basare il matrimonio sull’attrazione reciproca porta così tanti – sia maschi che femmine – a essere insoddisfatti del risultato, dato che la maggior parte delle donne trovano la maggior parte degli uomini non attraenti. Tutte le grandi tradizioni religiose del mondo hanno lodato la castità come una grande virtù e insegnato che ci sono obiettivi più elevati della soddisfazione sessuale – questi insegnamenti hanno aggiunto significato alle altrimenti “povere” vite della maggioranza delle persone che sono perennemente considerate non attraenti.

L’amore edulcorato delle fiabe

Persino in fiabe vecchie di secoli come “Il principe ranocchio” e “La Bella e la Bestia”, vediamo il tentativo della nostra cultura di venire a patti col paradigma della donna attraente che si accoppia con un uomo che lei ritiene non attraente. Il differente coefficiente di Gini affrontato da uomini e donne garantisce che ciò sarà uno scenario comune – addirittura lo scenario più comune – nell’accoppiamento romantico in una cultura monogama. In queste fiabe (a seconda della versione che leggete), la bella donna prima accetta o addirittura ama l’uomo orrendo; poi l’amore sincero della donna trasforma l’uomo non attraente in qualcosa di migliore: più bello, ricco, regale. Allegoricamente, queste storie provano a mostrare a uomini e donne un modo per relazionarsi uno-a-una nonostante la maggior parte delle donne trovi la maggior parte degli uomini non attraenti; provano a mostrare che l’amore sinceramente offerto, e l’amore basato su qualcosa di diverso dall’attrazione sessuale, può trasformare la bruttezza in bellezza e rendere un successo persino una relazione con livelli incompatibili di attrazione.

Mentre la civiltà occidentale decade o quantomeno si logora, i modi con cui la nostra cultura si è sviluppata per gestire il gap nella distribuzione di attrattività stanno arretrando e morendo. I giovani entrano nel matrimonio (l’istituzione della monogamia che induce equità nel sistema) sempre più tardi o mai, passando molto più tempo nel caotico e iniquo mondo dell’amore poliginico. La monogamia stessa è più debole, dato che il divorzio è diventato di facile accesso e persino le persone sposate spesso sostengono di ritrovarsi in “camere da letto defunte” in cui uno o entrambi i coniugi non si sentono in obbligo di fornire accesso a esperienze sessuali a un partner che non ritengono sufficientemente attraente. Il credo religioso è in declino costante, e con esso crolla la credenza nella virtù del celibato e nell’importanza di altro che non sia l’edonismo (sessuale o di altro tipo). Persino le fiabe che per secoli ci hanno aiutato a capire come vivere caritatevolmente gli uni con gli altri vengono sconfessate e gli orientatori dei gusti come Time Magazine e la BBC le denigrano come sessiste.

Conclusioni

Il risultato di questi cambiamenti culturali è che le strutture sociali fortemente inique dell’homo sapiens che viveva nella savana preistorica si stanno riaffermando, e con loro stanno tornando le insoddisfazioni della moltitudine non attraente e “sessualmente svantaggiata”. È ironico che i progressisti che festeggiano al declino della religione e all’indebolimento di istituzioni “antiquate” come la monogamia si stiano in realtà comportando come massimi reazionari, riportandoci alle più antiche, barbariche e inique strutture sociali animali che siano mai esistite. In questo caso sono i conservatori che incoraggiano all’ideale progressista della “redistribuzione di reddito sessuale” attraverso una nuova invenzione: la monogamia.

Come sempre, l’andare avanti sarà difficile. Potrebbe essere impossibile ravvivare le religioni, i comportamenti, le istituzioni, le norme che hanno governato il mondo dell’amore e del sesso nel passato recente ma che sono adesso in ritiro in tutto il mondo. Il futuro della civiltà occidentale potrebbe aver bisogno di coraggiose nuove istituzioni e coraggiosi nuovi metodi attraverso cui uomini e donne possano relazionarsi gli uni con le altre. Qualunque regola governerà il futuro degli incontri e del sesso, dovrà trovare un modo per gestire gli istinti poliginici che la nostra specie ha posseduto nel corso della sua storia e che si palesa ancora oggi nelle statistiche delle app di dating, oppure dovrà consapevolmente accettare il rischio di conflitti sessuali e delle guerre che hanno storicamente accompagnato le elevate disparità. Le tecnologie e le istituzioni e persino le religioni nascono e muoiono, ma le prove indicano che la disparità di attrazione sessuale è una costante e che possiamo ignorarla solo a nostro rischio e pericolo.

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