La redpill nei classici Disney

Molte volte quando si parla di film Disney, in particolare dei “Grandi Classici”, si cade nell’errore di considerarli troppo buonisti e lontani dal cinismo che invece permea la vita reale (bluepillati in pratica); in realtà ciò è vero solo a metà. La caratteristica che ha reso indimenticabili tali classici -ad onor del vero- è la capacità di offrire un tipo di comunicazione “multistrato” e saper indirizzare specifici messaggi in base alle fasce di pubblico: i bambini possono trarne gli insegnamenti buonisti e più bluepillati, gli adulti -invece- leggere tra le righe significati più maliziosi e perfettamente in linea con i dogmi della redpill.

Al massimo quel che più si può recriminare a questi film è il fatto di presentare una versione estremamente edulcorata dell’amore, che tuttavia non tradisce gli schemi della redpill dal momento che questo vede partecipi individui dall’aspetto eccelso: belle ragazze che si innamorano di ragazzi altrettanto avvenenti ed alpha, contrapposti ad antagonisti perfidi e di brutta presenza.
Il chara design made in Disney in realtà ha attinto dalle più basilari leggi della fisiognomica: i personaggi femminili belli (e buoni) son rappresentanti con la classica “Angel face“, di contro le brutte (e cattive) son raffigurate con la “Witch face“.
Discorso analogo per gli uomini: Warrior skull per gli alfa buoni (tra cui i vari principi) e Wimp skull per i personaggi più sottomessi o burloni atti a far da contorno per siparietti comici. I cattivi uomini invece non sono mai wimp, essi conservano infatti i tratti dei warrior ma resi più disarmonici dalla esuberanza degli stessi e dalla presenza di svariati difetti, quali ad esempio il naso gibboso e/o appuntito, o eccessiva magrezza ectomorfa (i belli dei film invece son sempre mesomorfi).
Queste sono le regole generali applicabili al 99% dei lungometraggi Dinsey, ma su alcuni di essi vale la pena soffermarsi per trarne alcune considerazioni in chiave redpill, quelle parti di trama più “subliminali”, e per questo apprezzabili solo da un pubblico più maturo.

Biancaneve e i Sette Nani:

Una bella principessa si smarrisce nel bosco e viene aiutata da sette nani, che oltre ad essere irrimediabilmente bassi, sono anche nasoni e complessivamente brutti. Nonostante siano tutti disponibili e affabili, la bella principessa non prende minimamente in considerazione la possibilità di accoppiarsi con nessuno di loro. Ad un certo punto dopo alcune altre vicende che non so qui a raccontarvi, arriva il principe bello, bacia Biancaneve e se la porta via. Alla facciazza dei sette nani.
Morale, per ogni uomo “alfa” ci son 7 beta che restano a bocca asciutta, ed in effetti la cosa si avvicina molto al principio di Pereto 80/20.

La Sirenetta

Ariel, una bella sirena vede un bel ragazzo umanoide e si bagna (più del solito) tanto da volerselo scopare. Per questo motivo Ariel desidera perdere la coda da sirena, a favore di due belle gambe… affinché possa aprirle. La principessa infatti ha un’evidente voglia di cazzo, non vede l’ora di farsi ingroppare dal principe Eric ed è disposta a perdere la voce pur di arrivare allo scopo!
La Sirenetta in realtà è un’allegoria dell’esistenzialismo adolescenziale, contraddistinto tra i freni guida genitoriali e la voglia di evasione dagli schemi, compresi quelli sessuali.

“Guarda e vedrai che il sogno mio si avvereràààà” ….. e spruzzo da dietro

La Bella e la Bestia

Questo è quello che all’apparenza potrebbe essere il classico più bluepillato di tutti, in realtà non viene tradita alcuna redpill, anzi, questa è velata e più subliminale che mai. Si tratta di un film basato sull’ipocrisia più totale dato che sembra proclamare la bellezza interiore, salvo poi rimangiarsi tutto sul finale quando il principe, svanita la maledizione, torna ad essere umano, ovviamente belloccio e con occhi azzurri. Come se il lieto fine si potesse appunto raggiungere solo grazie all’amore di due individui attraenti. Sia mai che la bestia fosse rimasta tale! Da questo punto di vista il successivo Shrek (Dreamworks), nonostante la sua natura scanzonata, è stato sicuramente più coerente ed educativo.
Inoltre è vero che Belle si innamora della Bestia quando ancora è nella sua forma animale, ma è altresì vero che la Bestia è proprietario di un castello ed è quindi molto ricco. LMS in tutta la sua essenza.
Questo film ci presenta anche lo stereotipo del Chad, ovvero Gaston: strafottente, cattivo, manipolatore, e guardacaso ammirato da tutte le donne del paese (tranne da Belle, ovviamente, che è linda e pura).

Il Gobbo di Notre Dame

Questo è forse il mio film Disney preferito (e non perchè ha come tema portante la bruttezza). Molto più adulto, gotico e cupo rispetto alle produzioni a cui lo studio ci ha abituati. Su questo film non ci sarebbe molto da redpillare in quanto si propone sin da subito in maniera realistica e matura; non vengono fatti sconti a nessuno, nemmeno al protagonista Quasimodo, che nonostante la sua redenzione alla fine è costretto comunque a sottostare alle dure leggi dell’attrazione. Egli prova una forte attrazione per la zingara Esmeralda, che però finisce accoppiata con l’aitante cavaliere Febo.
Unica osservazione aggiuntiva che si potrebbe fare è sulla figura dei gargoyles: essi non sono reali, ma son frutto dell’immaginazione di Quasimodo, presentati a mo’ di personaggi viventi per dar spazio a siparietti comici che smorzano un po’ i toni del film per il pubblico più giovane.

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