L’uomo è sempre il porco della situazione

Spesso sentiamo parlare di “doppio standard sessista” a riguardo del fatto che “Uomo che va con tante donne è un dongiovanni // donna che va con tanti uomini è una tro.a”. 
Noi condanniamo i doppi standard sessisti, ma vogliamo parlare anche di doppi standard sessisti sugli uomini? Sì? Allora, vediamone alcuni fra i tanti:

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La redpill nei classici Disney

Molte volte quando si parla di film Disney, in particolare dei “Grandi Classici”, si cade nell’errore di considerarli troppo buonisti e lontani dal cinismo che invece permea la vita reale (bluepillati in pratica); in realtà ciò è vero solo a metà. La caratteristica che ha reso indimenticabili tali classici -ad onor del vero- è la capacità di offrire un tipo di comunicazione “multistrato” e saper indirizzare specifici messaggi in base alle fasce di pubblico: i bambini possono trarne gli insegnamenti buonisti e più bluepillati, gli adulti -invece- leggere tra le righe significati più maliziosi e perfettamente in linea con i dogmi della redpill.

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I diritti che gli uomini dovrebbero reclamare

Anche gli uomini devono avere il diritto di essere deboli senza che questo debba costituire un elemento di scarsa attrazione.

– Anche gli uomini devono avere il diritto di essere insicuri senza che questo debba costituire un elemento di scarsa attrazione.

– Anche gli uomini devono avere il diritto ad essere esili e/con pochi muscoli senza che questo debba costituire un elemento di scarsa attrazione fisica.

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Nemo – Nessuno Escluso…Nessuno ?

Il mondo degli incel sbarca sul piccolo schermo “grazie” ad un servizio di Nemo – Nessuno Escluso, programma di Rai 2 che già di per sé rappresenta la brutta copia de Le Iene. Il che è tutto un dire.
Ammetto che qualche servizio ogni tanto me lo guardavo specialmente se aveva come inviato Enrico Lucci, il quale riesce sempre a strappare qualche risata, ma col senno di poi, dopo aver visto il reportage sul mondo dei “brutti”, mi rendo conto di quanto alterata e manipolata possa essere l’informazione che deriva da questi programmi.
Il servizio, visionabile a questo link, cerca di spiegare in 10 minuti risicati tutta l’ideologia redpill e il mondo incel, ne consegue una spiegazione parziale, superficiale e che agli occhi del pubblico di massa può risultare persino ridicola e faziosa.
Leggendo i commenti su YouTube appare evidente la poca chiarezza dei concetti espressi nel video, come la frase “sotto il 7 non è vita” che una persona “normale” non può afferrare senza le giuste basi. Figuriamoci come un tale servizio avrebbe mai potuto aprire una qualsiasi forma di dibattito costruttivo. E difatti l’unico effetto che sortisce è quello di creare “nuovi mostri” da dare in pasto all’opinione pubblica, ponendoli sotto una luce infamante che dipinge l’incel come un povero mentecatto con problemi mentali, senza neppure considerare che alla base dei problemi con le donne possano esserci problemi estetici (o sociali) oggettivi. Blupillate già viste e sentite fin troppe volte.
Alcune ingenuità potevano evitarsele anche gli stessi intervistati: cotopaxi è l’unico che ha condotto un confronto equilibrato, mentre il primo incappucciato, che sul forum dei brutti aveva come firma un video di Elliot Rodger, si è tirato da solo la zappa sui piedi. Stendiamo un velo pietoso sul gufetto di Barbafisso. Ma dico io, i redpillati sono di per sé cinici, realisti e con una sviluppata capacità analitica, per loro risulta persino difficile credere in Dio, come si può veramente pensare nella reincarnazione di un animale in un pupazzo? Eppure il messaggio che ne consegue è che siamo un branco di bamboccioni rancorosi e creduloni…. Accade quando si intervistano persone sbagliate e palesemente scelte ad hoc per costruirci attorno “il caso”. Per fortuna la maggior parte degli incel è diversa da quella che abbiam visto in TV.

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The Red Pill, il documentario disponibile in italiano su Amazon Video

Con nostra somma sorpresa abbiamo scoperto che il documentario “The Red Pill” si è aggiunto alla lista dei video offerti dal servizio Amazon Prime, per la prima volta sottotitolato in italiano.
“Sorpresa” perché si è trattata comunque di un’inchiesta che ha generato parecchie polemiche, ostacolato a gran voce dalle varie lobby femministe e boicottato persino da Netflix.

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Inizia il Grande Fratello 15

Bene ragazzi, è iniziato il Grande Fratello 15, siete contenti? Noi no, però quantomeno avremo ottimo materiale redpill su cui parlare, per quanto autentico possa essere.
Già dalla puntata “pilota” abbiamo avuto modo di assistere ad un trattamento speciale riservato ai belli, i tre “superboni” che erano già stati ampiamente pubblicizzati ancor prima della messa in onda con tanto di annuncio in pompa magna.

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La felicità negli occhi di Lory Del Santo e la “lussuria” di Vladimir…

 

Gli autori del programma devono essere sicuramente dei redpillati DOC e sanno bene che per attrarre pubblico femminile, nonché creare dinamiche sessuali interessanti all’interno della casa, c’è bisogno di autentici Chad.

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Il falso mito dell’uomo che non deve chiedere mai

La nostra generazione è cresciuta dietro ad alcuni stereotipi banali e assurdi, seguendo i quali molti di noi vecchi incel sono caduti e ricaduti più volte, talvolta senza più rialzarsi.

hqdefaultNegli anni ’90 andava di moda la pubblicità di un noto profumo, dove una tizia letteralmente aggrediva sessualmente questo belloccio da 9, e poi la voce narrante recitava “… PER L’UOMO CHE NON DEVE CHIEDERE MAI“.

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Melvin, un ragazzo brutto insultato e allontanato dalle colleghe ci scrive una lettera

Mi chiamo Melvin e vi racconterò di come sono venuto a conoscenza della redpill e della LMS theory dopo alcune esperienze personali che mi hanno segnato a vita.

Lavoravo in un ufficio diversi anni fa, in un’azienda che aveva molte più donne che uomini. “Che bello” penseranno alcuni di voi. In realtà non era bello per niente, come ora vi spiegherò. Eravamo colleghi quindi, la maggioranza donne e alcuni uomini. Essendo colleghi che facevano lo stesso lavoro percepivamo tutti lo stesso stipendio (Mooney uguale per tutti), occupavamo tutti la stessa posizione all’interno dell’azienda(Status uguale per tutti, anche se agli occhi delle donne quelli del gruppo più spacconi piacevano di più di quelli timidi), ma sostanzialmente la differenza che ci poteva essere tra noi uomini in termini LMS poteva essere appunto L[ook]. All’epoca non sapevo ancora quanto fosse importante la bellezza, credevo che un buon carattere potesse compensare una bassa LMS (in realtà il carattere viene dopo la selezione LMS) e inoltre che dal punto di vista della vita di tutti i giorni l’unica differenza tra belli e brutti fosse che alla fine della fiera un bell’uomo si sarebbe messo con una bella donna, un uomo brutto con una più brutta, ma niente di più, sia il bello che il brutto avrebbero potuto avere le stesse esperienze della vita. Non potevo sbagliarmi più di così. Qualche mese dopo l’inizio del lavoro, una mia collega inizia così di sana pianta a darmi del brutto e altre la spalleggiano (sotto gli occhi indifferenti del capo). Io non do molto peso alla cosa, so di essere brutto ma non so quanto la bruttezza sia importante e quindi me ne infischio. Qualche giorno dopo si esce in gruppo. In questo gruppo c’erano alcuni colleghi di lavoro più dei nostri amici (siccome si finiva di lavorare tardi la sera, spesso dopo il lavoro si mangiava e si usciva insieme). E una delle tipe che mi aveva dato del brutto rincara la dose: “Melvin sei orrendo, un vero cesso” (le parole esatte non me le ricordo ma siamo su questa lunghezza d’onda). A quel punto io mi incazzo, reagisco con parolacce, insulti e bestemmie e questa tizia fa pure l’offesa (da che pulpito!). Nei giorni a venire mi capiterà di ricevere altri insulti per la bruttezza più leggeri (a cui non darò peso) e altri più pesanti a cui reagirò male (verbalmente). Poi gli insulti finiscono. La sera si esce sempre e sono sempre più messo da parte, ricevo qualsiasi tipo di critica per le cose più assurde. E la situazione si fa più drammatica, ma pazienza, vorrà dire che non uscirò più con loro. Poi arriva “il grande giorno” quello in cui ingoierò la redpill. Mi chiama il mio capo dicendomi che non va bene come mi comporto perché alcune ragazze si erano lamentate che le toccavo la pancia e le baciavo sul collo. Cose ovviamente MAI fatte, ma per cui posso essere denunciato per molestie sessuali quindi c’è poco da scherzare. Il capo non fa nomi, ma mi vedo le quattro tipe (erano proprio quattro, non è un modo di dire) che mi avevano trattato male di colpo diventare pezzi di ghiaccio nei miei confronti, se potevano nemmeno mi salutavano. Alla fine ho deciso che la situazione era diventata insostenibile e mollo il lavoro. Ah ultima cosa: una di queste quattro in particolare amava farsi palpeggiare il culo in ufficio dai bellocci (meglio se fidanzati) e diceva apertamente: “I ragazzi fidanzati sono FIGHI è normale fare così!!!” (strano perché non sono molte le ragazze che vedo comportarsi così). Avevo capito: non conta l’azione che fai, ma in base a LMS ti puoi permettere certe azioni e altre no. E così potrai essere attaccato per cose mai fatte, ma vedere tizi che fanno cose peggiori delle tue lodati. Vi immaginate se mi fossi messo a palpeggiare il culo alle mie colleghe? Quanti secoli di carcere mi sarei fatto?

—————————Fine della lettera—————
Dopo esplicita richiesta abbiamo anche visionato la foto di una delle ragazze che si è presa gioco di Melvin. Inutile dire che era una normaloide da 5 che credeva di essere una Dea. Come sempre  ribadiamo queste sono le peggiori, molto meglio le belle vere che forti della loro reale avvenenza, non hanno bisogno di scendere a bassezze di questo genere per farsi valere….

Ignazio Moser: 163 donne scopate. Tra conferme redpill e indignazione femminista

Da qualche giorno è iniziato il GF Vip 2. Ve ne frega qualcosa? Neanche a noi, fatto sta che da sempre il programma porta in diretta nazionale grandissime manifestazioni redpilliane.
L’ultimo caso scoppiato è quello che riguarda il ciclista Ignazio Moser, un belloccio alto 190cm e che ha ammesso di annotare su un taccuino tutte le donne che si è portato a letto, pratica che mette in atto sin da quando aveva 15 anni, precisando inoltre che “se le scopi bene tornano tutte..

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13 Reasons Why … why?

13 Reasons Why è una serie statunitense prodotta da Netflix e che affronta un tema a noi particolarmente caro, quello del suicidio.
Tuttavia lo show si concentra sulle vicende di una ragazzina, non toccando minimamente punti appartenenti alla sfera maschile nonostante, dati alla mano, il tasso di suicidi dei ragazzi è 4 volte superiore a quello delle ragazze.
Comprendiamo che magari sul pubblico fa maggiormente “presa” la storia di una femmina piuttosto che di un maschio, e audience alla mano, gli sceneggiatori sembrano averci azzeccato. Il problema di fondo è come vengono trattati i temi di contorno alla trama, che evidenziano un messaggio liberal-femminista di cui davvero non ce n’era bisogno.
La serie ci propone una serie di personaggi abbastanza stereotipati, dipingendo figure adolescienziali in cui si possono individuare tre grandi macrocategorie: le ragazze vittime di abusi, e i ragazzi a loro volta divisi tra figobulli (la maggior parte) e i beta. Forse il più equilibrato è Tony, che però è omosessuale quindi fa storia a sé.

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Quello che ne esce è un ritratto in cui le ragazze sono le eterne indifese alla mercè del maschio violento e predatore. Guardacaso, nessuna di loro si contraddistingue per un’indole particolarmente cattiva o “sessualmente libertina”, la loro psicologia resta confinata in quel che è socialmente accettato, mescolato talvolta ad una gran dose di furbizia. Di contro, sui ragazzi ricadono accuse di stupro, violenza o quando nel “migliore” dei casi, di conclamata coglionaggine tipica del maschio BETA.
Precisiamo, quanto esposto è un riassunto estremamente riduttivo e superficiale di quello che propone la serie, ovviamente nei 13 episodi che la contraddistinguono si toccano corde di vario genere. Tuttavia il messaggio finale che ne traspare, è praticamente il medesimo.

katSe siete bramosi di saperlo, la tematica della bruttezza non viene minimamente affrontata, anzi, viene bellamente ignorata anche a fronte del casting: la ragazza suicida, tale Hannah Baker, a parte le forme non propriamente longilinee (così che l’americanozza media possa meglio identificarcisi) è bella, con un viso aggrazziato ed attraente. Prendere una vera cessa obesa no eh? Nella vita reale una così avrebbe un gran giro di amicizie, di storie e una vita appagante. Nella serie invece sembra che il mondo gli si ritorca contro, complice anche un’instabilità mentale che affiora per ogni minima cazzata…e scusate il francesismo.
Eloquente la scena di un episodio in cui Hannah si sente addirittura mortificata per essere stata eletta “il culo più bello della classe”. La prende proprio a male come se gli avessero calpestato la dignità! Ovviamente, tra le righe c’è la solita ipocrita denuncia sulla mercificazione del corpo femminile, ma come se ciò non bastasse, gli sceneggiatori han rincarato la dose. Mentre Hannah si confida col suo amico dell’avvenimento, questi ipotizza quali sarebbero stati gli esisti di una classifica analoga fatta a ruoli inversi. Ed Hannah risponde: “le ragazze non farebbero mai una cosa del genere”.. Alche ho sbroccato, lo ammetto!
E’ chiaro che si è trattato l’ennesimo tentativo di spacciare il maschio per cattivo e superficiale, a fronte di ragazze profonde e sensibili… ideologia che ovviamente che non trova nessun riscontro nella realtà. Forse anche tu che leggi ricorderai le “classifiche di bellezza” in cui si prodigavano le gentil donzelle ai tempi delle medie e delle superiori… Se sei stato tanto fortunato da esserti evitato il dramma, sappi che son cose che accadono (e accadevano) di continuo nelle scuole di tutto il mondo. Quindi a che gioco stanno giocando?

Ho così immaginato cosa sarebbe accaduto se il serial fosse stato di stampo “maschilista”, con ragazzi vittime di abusi psicologici, e ragazze troieggianti pronti ad approfittarne mentre se la spassano con i bellocci del college. Insomma, un vero esempio di red pill applicata alla finzione. Sublime…
Ovviamente ci sarebbero state manifestazioni di indignazione, con tanto di proteste in piazza delle solite femministe; i salottini dell D’Urso si sarebbero riempiti da qui fino alla prossima stagione. Ci sarebbero stati tentativi di boicottaggio e probabilmente, persino la perdita di iscritti a Netflix. Invece tutto ciò non è accaduto, addirittura son state avanzate diverse  proposte per rendere obbligatoria la visione del telefilm nelle scuole! Ed ancora una volta il maschio soccombe impotente di fronte allo scempio mediatico dell’era del femminismo a tutti i costi.


Se siete interessati all’argomento, di seguito vi proponiamo l’ottimo articolo pubblicato su www.dudemag.it.

13 Reasons Why sì, parla di temi importanti, ma lo fa in un modo talmente superficiale e a tratti follemente deviato che mi ha spinto a pensare a due opzioni: o gli americani sono un popolo di idioti e pensano che sia questo il modo di educare gli spettatori (perché l’intento è dichiaratamente questo) a temi come il suicidio e il bullismo, o questa serie televisiva è una schifezza incredibile. Penso che la risposta sia un misto di entrambe queste possibilità.

13 Reasons Why non solo è una serie televisiva che banalizza, storpia e romanticizza temi seri e interessanti, ma è pure fatta male. Se Hannah Baker ha avuto bisogno di 13 cassette per spiegare al mondo i motivi del suo gesto, ecco 13 motivi per cui questa storia non meritava di essere raccontata:

    1. 13 Reasons Why sembra una storia pensata da quegli adulti che devono capire i giovani, una puntata infinita di qualche rubrica di Concita De Gregorio sui problemi dei ragazzi nei licei. Non c’è nessun tipo di attendibilità nella ricostruzione dei fatti, che si basano principalmente su uno schema narrativo neutro e stereotipato quarterback-cheerleader-nerd senza aggiungere nessun tipo di approfondimento al carattere di ognuno di questi adolescenti.
    2. La banalità di questa serie si palesa sin da subito grazie alla colonna sonora: la prima canzone che si sente è una canzone dei Joy Division, il cantante dei Joy Division si è suicidato. Brillante trovata.
    3. Gli stereotipi sono talmente asfissianti che ti viene voglia di spaccare lo schermo: da «hai citato Star Wars quindi sei un nerd» all’imprescindibile consequenzialità tra ricchezza e cattiveria, passando per «le cheerleader sono stupide», «le feste sono pericolose», «se bevi e guidi muori, per forza».
    4. I genitori sono solo ed esclusivamente dei dittatori senza scrupoli che devono far rispettare la loro legge indiscussa, o in alternativa dei grandissimi rompicoglioni apprensivi: a un ragazzo di 17 anni, ad esempio, non è concesso neppure starsene nella sua stanza con la porta chiusa perché è pericoloso.
    5. Alla radice di tutti i mali che hanno spinto Hannah Baker ad uccidersi, ci sono piccoli gesti che dimostrano quanto i dettagli siano fondamentali: per esempio, una lista dei più belli della scuola dove appare il tuo nome deve essere necessariamente presa sul serio. Forse più che in un liceo, avrebbero dovuto ambientarlo in una quinta elementare.
    6. Nel 2017 alcuni ragazzi diffondono tramite MMS (?) una foto scandalosa di Hannah Baker per rovinarle la reputazione e marchiarla per sempre con il timbro di puttanella. La foto in questione mostra Hannah e una piccola parte delle sue mutande, eppure è sufficiente. Questo episodio mi spinge sempre di più a pensare che tra gli sceneggiatori ci sia Concita De Gregorio o Roberto Saviano.
    7. Il sessismo è l’ingrediente fondamentale di questa serie, insieme all’istigazione al suicidio passivo aggressivo: tutti i maschi sono dei porci, anche quelli che vogliono consolarti, per non parlare di quelli che sono innamorati di te. Tutti. Non esiste un ragazzo negli Stati Uniti che non proverà ad infilarti una mano sotto la gonna senza il tuo permesso. I maschi fanno schifo, le donne sono vittime (silenti).
    8. La tua ex migliore amica viene stuprata sotto i tuoi occhi, cosa potresti fare?, denunciare?, dirle la verità? No, molto meglio, non dire nulla e comportati come se non fosse successo nulla, torna a casa dello stupratore senza preoccuparti del fatto che magari potrebbe succedere di nuovo, magari proprio a te, quindi spogliati e fatti l’idromassaggio aspettando che lo stupratore che tu non hai denunciato ti si avvicini.
    9. Attenzione però, se l’aggressione sessuale proviene da un’altra donna non c’è motivo di scandalizzarsi, non è valida. Se una tua compagna di classe comincia a spogliarsi e ti si fionda addosso, le sue intenzioni non sono cattive, perché lei è donna quindi non è pervertita. Può essere stronza, antipatica, cattiva ma viscida mai.
    10. Se il ragazzo che ti piace, a cui piaci, che non ha mai fatto nulla di male contro di te se non qualche sporadico momento di umana debolezza, dopo che gli hai proposto di appartarvi in una stanza (perché sì, strano a dirlo ma le ragazze pure possono essere consenzienti e possono persino prendere l’iniziativa verso questo demone che chiamiamo sesso) prova a stabilire un contatto fisico con te, è plausibile che una carrellata mentale di tutti i gesti di umiliazione che hai subitoti spingano a trattare malissimo l’unica persona che è stata sempre gentile e premurosa con te. Ovviamente il giorno dopo, nonostante tu l’abbia cacciato dalla stanza come se ti avesse appena obbligata a fare qualcosa che, mi dispiace Concita e tutte le altre mamme premurose, piace e attira anche le ragazze, ti comporti come se non fosse successo niente e ti aspetti pure che il povero sfigato Clay torni da te, magari a chiederti scusa.
    11. Se una ragazza si suicida, tutti sono pronti a cercare colpevoli e a commemorarla, tutti ne soffrono. Se un ragazzo muore in un incidente stradale no, perché è colpa sua se ha bevuto. Ci sono morti di prima e di seconda categoria, al Liberty High. La morte di Jeff è solo funzionale alla trama di Hannah Baker. L’unica eredità di Jeff, oltre al monito per i posteri, è il senso di colpa che deve tormentare l’intera esistenza della ragazza che ha colpito un palo dello stop, causando la sua morte. Perché danneggiare un segnale stradale è un crimine orribile, Sheri, e meriti l’ergastolo per questo.
    12. Hannah Baker preferisce torturare psicologicamente tutte le persone che hanno contribuito alla sua infelicità con un elaborato sistema di cassette e narrazione dall’aldilà senza tuttavia denunciare l’unico vero colpevole, ovvero lo stupratore che ha violentato lei e la sua amica davanti ai suoi occhi, facendo credere per tutto il tempo della ricostruzione degli eventi all’unica persona che la amava davvero di essere anche lui colpevole e non includendo minimamente in questo progetto di vendetta passiva aggressiva una spiegazione del suo gesto per i suoi genitori che non hanno fatto assolutamente nulla per farla stare male se non rimproverarla per aver perso settecento dollari. 
    13. Dunque, riassumendo, il delizioso progetto finale di Hannah Baker è il seguente: organizzare una caccia al tesoro per il colpevole senza tuttavia includere una punizione, se non quello del senso di colpa, torturando per tutta la durata della serie l’unica persona che l’amava facendogli credere di essere anche lui colpevole perché non ha insistito davanti ad un suo no (però «no means no», giusto Hannah?). In tutto ciò, nessun messaggio e nessuna spiegazione per i genitori che sembrano sempre volerle molto bene. Ma soprattutto: senza nessun tipo d’introspezione, di motivazione o di argomentazione se non quella della vendetta, Hannah Baker si uccide. Si uccide perché lo psicologo della scuola non l’ha capita. Si uccide perché così può dire a quei 13 bastardi che la colpa è loro. Si uccide perché non esiste alternativa alla morte per il suo dolore, o almeno così ci sembra di capire da quelle cinque o sei parole che spende a riguardo che parlino di lei e non dei cattivi che la circondano. Così, passiamo da Dawson’s Creek a una scena cruda e turpe di una ragazza che si taglia le vene in una vasca da bagno senza aver ben capito effettivamente cosa pensasse davvero Hannah Baker mentre lo faceva.

  1. Complimenti, mi sembra che legittimare il suicidio di un’adolescente attraverso la vendetta sia esattamente il modo migliore per risolvere i problemi ed educare i giovani alla bellezza della vita.