La redpill nei classici Disney

Molte volte quando si parla di film Disney, in particolare dei “Grandi Classici”, si cade nell’errore di considerarli troppo buonisti e lontani dal cinismo che invece permea la vita reale (bluepillati in pratica); in realtà ciò è vero solo a metà. La caratteristica che ha reso indimenticabili tali classici -ad onor del vero- è la capacità di offrire un tipo di comunicazione “multistrato” e saper indirizzare specifici messaggi in base alle fasce di pubblico: i bambini possono trarne gli insegnamenti buonisti e più bluepillati, gli adulti -invece- leggere tra le righe significati più maliziosi e perfettamente in linea con i dogmi della redpill.

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Nemo – Nessuno Escluso…Nessuno ?

Il mondo degli incel sbarca sul piccolo schermo “grazie” ad un servizio di Nemo – Nessuno Escluso, programma di Rai 2 che già di per sé rappresenta la brutta copia de Le Iene. Il che è tutto un dire.
Ammetto che qualche servizio ogni tanto me lo guardavo specialmente se aveva come inviato Enrico Lucci, il quale riesce sempre a strappare qualche risata, ma col senno di poi, dopo aver visto il reportage sul mondo dei “brutti”, mi rendo conto di quanto alterata e manipolata possa essere l’informazione che deriva da questi programmi.
Il servizio, visionabile a questo link, cerca di spiegare in 10 minuti risicati tutta l’ideologia redpill e il mondo incel, ne consegue una spiegazione parziale, superficiale e che agli occhi del pubblico di massa può risultare persino ridicola e faziosa.
Leggendo i commenti su YouTube appare evidente la poca chiarezza dei concetti espressi nel video, come la frase “sotto il 7 non è vita” che una persona “normale” non può afferrare senza le giuste basi. Figuriamoci come un tale servizio avrebbe mai potuto aprire una qualsiasi forma di dibattito costruttivo. E difatti l’unico effetto che sortisce è quello di creare “nuovi mostri” da dare in pasto all’opinione pubblica, ponendoli sotto una luce infamante che dipinge l’incel come un povero mentecatto con problemi mentali, senza neppure considerare che alla base dei problemi con le donne possano esserci problemi estetici (o sociali) oggettivi. Blupillate già viste e sentite fin troppe volte.
Alcune ingenuità potevano evitarsele anche gli stessi intervistati: cotopaxi è l’unico che ha condotto un confronto equilibrato, mentre il primo incappucciato, che sul forum dei brutti aveva come firma un video di Elliot Rodger, si è tirato da solo la zappa sui piedi. Stendiamo un velo pietoso sul gufetto di Barbafisso. Ma dico io, i redpillati sono di per sé cinici, realisti e con una sviluppata capacità analitica, per loro risulta persino difficile credere in Dio, come si può veramente pensare nella reincarnazione di un animale in un pupazzo? Eppure il messaggio che ne consegue è che siamo un branco di bamboccioni rancorosi e creduloni…. Accade quando si intervistano persone sbagliate e palesemente scelte ad hoc per costruirci attorno “il caso”. Per fortuna la maggior parte degli incel è diversa da quella che abbiam visto in TV.

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The Red Pill, il documentario disponibile in italiano su Amazon Video

Con nostra somma sorpresa abbiamo scoperto che il documentario “The Red Pill” si è aggiunto alla lista dei video offerti dal servizio Amazon Prime, per la prima volta sottotitolato in italiano.
“Sorpresa” perché si è trattata comunque di un’inchiesta che ha generato parecchie polemiche, ostacolato a gran voce dalle varie lobby femministe e boicottato persino da Netflix.

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Inizia il Grande Fratello 15

Bene ragazzi, è iniziato il Grande Fratello 15, siete contenti? Noi no, però quantomeno avremo ottimo materiale redpill su cui parlare, per quanto autentico possa essere.
Già dalla puntata “pilota” abbiamo avuto modo di assistere ad un trattamento speciale riservato ai belli, i tre “superboni” che erano già stati ampiamente pubblicizzati ancor prima della messa in onda con tanto di annuncio in pompa magna.

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La felicità negli occhi di Lory Del Santo e la “lussuria” di Vladimir…

 

Gli autori del programma devono essere sicuramente dei redpillati DOC e sanno bene che per attrarre pubblico femminile, nonché creare dinamiche sessuali interessanti all’interno della casa, c’è bisogno di autentici Chad.

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Il falso mito dell’uomo che non deve chiedere mai

La nostra generazione è cresciuta dietro ad alcuni stereotipi banali e assurdi, seguendo i quali molti di noi vecchi incel sono caduti e ricaduti più volte, talvolta senza più rialzarsi.

hqdefaultNegli anni ’90 andava di moda la pubblicità di un noto profumo, dove una tizia letteralmente aggrediva sessualmente questo belloccio da 9, e poi la voce narrante recitava “… PER L’UOMO CHE NON DEVE CHIEDERE MAI“.

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Ignazio Moser: 163 donne scopate. Tra conferme redpill e indignazione femminista

Da qualche giorno è iniziato il GF Vip 2. Ve ne frega qualcosa? Neanche a noi, fatto sta che da sempre il programma porta in diretta nazionale grandissime manifestazioni redpilliane.
L’ultimo caso scoppiato è quello che riguarda il ciclista Ignazio Moser, un belloccio alto 190cm e che ha ammesso di annotare su un taccuino tutte le donne che si è portato a letto, pratica che mette in atto sin da quando aveva 15 anni, precisando inoltre che “se le scopi bene tornano tutte..

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13 Reasons Why … why?

13 Reasons Why è una serie statunitense prodotta da Netflix e che affronta un tema a noi particolarmente caro, quello del suicidio.
Tuttavia lo show si concentra sulle vicende di una ragazzina, non toccando minimamente punti appartenenti alla sfera maschile nonostante, dati alla mano, il tasso di suicidi dei ragazzi è 4 volte superiore a quello delle ragazze.
Comprendiamo che magari sul pubblico fa maggiormente “presa” la storia di una femmina piuttosto che di un maschio, e audience alla mano, gli sceneggiatori sembrano averci azzeccato. Il problema di fondo è come vengono trattati i temi di contorno alla trama, che evidenziano un messaggio liberal-femminista di cui davvero non ce n’era bisogno.
La serie ci propone una serie di personaggi abbastanza stereotipati, dipingendo figure adolescienziali in cui si possono individuare tre grandi macrocategorie: le ragazze vittime di abusi, e i ragazzi a loro volta divisi tra figobulli (la maggior parte) e i beta. Forse il più equilibrato è Tony, che però è omosessuale quindi fa storia a sé.

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Quello che ne esce è un ritratto in cui le ragazze sono le eterne indifese alla mercè del maschio violento e predatore. Guardacaso, nessuna di loro si contraddistingue per un’indole particolarmente cattiva o “sessualmente libertina”, la loro psicologia resta confinata in quel che è socialmente accettato, mescolato talvolta ad una gran dose di furbizia. Di contro, sui ragazzi ricadono accuse di stupro, violenza o quando nel “migliore” dei casi, di conclamata coglionaggine tipica del maschio BETA.
Precisiamo, quanto esposto è un riassunto estremamente riduttivo e superficiale di quello che propone la serie, ovviamente nei 13 episodi che la contraddistinguono si toccano corde di vario genere. Tuttavia il messaggio finale che ne traspare, è praticamente il medesimo.

katSe siete bramosi di saperlo, la tematica della bruttezza non viene minimamente affrontata, anzi, viene bellamente ignorata anche a fronte del casting: la ragazza suicida, tale Hannah Baker, a parte le forme non propriamente longilinee (così che l’americanozza media possa meglio identificarcisi) è bella, con un viso aggrazziato ed attraente. Prendere una vera cessa obesa no eh? Nella vita reale una così avrebbe un gran giro di amicizie, di storie e una vita appagante. Nella serie invece sembra che il mondo gli si ritorca contro, complice anche un’instabilità mentale che affiora per ogni minima cazzata…e scusate il francesismo.
Eloquente la scena di un episodio in cui Hannah si sente addirittura mortificata per essere stata eletta “il culo più bello della classe”. La prende proprio a male come se gli avessero calpestato la dignità! Ovviamente, tra le righe c’è la solita ipocrita denuncia sulla mercificazione del corpo femminile, ma come se ciò non bastasse, gli sceneggiatori han rincarato la dose. Mentre Hannah si confida col suo amico dell’avvenimento, questi ipotizza quali sarebbero stati gli esisti di una classifica analoga fatta a ruoli inversi. Ed Hannah risponde: “le ragazze non farebbero mai una cosa del genere”.. Alche ho sbroccato, lo ammetto!
E’ chiaro che si è trattato l’ennesimo tentativo di spacciare il maschio per cattivo e superficiale, a fronte di ragazze profonde e sensibili… ideologia che ovviamente che non trova nessun riscontro nella realtà. Forse anche tu che leggi ricorderai le “classifiche di bellezza” in cui si prodigavano le gentil donzelle ai tempi delle medie e delle superiori… Se sei stato tanto fortunato da esserti evitato il dramma, sappi che son cose che accadono (e accadevano) di continuo nelle scuole di tutto il mondo. Quindi a che gioco stanno giocando?

Ho così immaginato cosa sarebbe accaduto se il serial fosse stato di stampo “maschilista”, con ragazzi vittime di abusi psicologici, e ragazze troieggianti pronti ad approfittarne mentre se la spassano con i bellocci del college. Insomma, un vero esempio di red pill applicata alla finzione. Sublime…
Ovviamente ci sarebbero state manifestazioni di indignazione, con tanto di proteste in piazza delle solite femministe; i salottini dell D’Urso si sarebbero riempiti da qui fino alla prossima stagione. Ci sarebbero stati tentativi di boicottaggio e probabilmente, persino la perdita di iscritti a Netflix. Invece tutto ciò non è accaduto, addirittura son state avanzate diverse  proposte per rendere obbligatoria la visione del telefilm nelle scuole! Ed ancora una volta il maschio soccombe impotente di fronte allo scempio mediatico dell’era del femminismo a tutti i costi.


Se siete interessati all’argomento, di seguito vi proponiamo l’ottimo articolo pubblicato su www.dudemag.it.

13 Reasons Why sì, parla di temi importanti, ma lo fa in un modo talmente superficiale e a tratti follemente deviato che mi ha spinto a pensare a due opzioni: o gli americani sono un popolo di idioti e pensano che sia questo il modo di educare gli spettatori (perché l’intento è dichiaratamente questo) a temi come il suicidio e il bullismo, o questa serie televisiva è una schifezza incredibile. Penso che la risposta sia un misto di entrambe queste possibilità.

13 Reasons Why non solo è una serie televisiva che banalizza, storpia e romanticizza temi seri e interessanti, ma è pure fatta male. Se Hannah Baker ha avuto bisogno di 13 cassette per spiegare al mondo i motivi del suo gesto, ecco 13 motivi per cui questa storia non meritava di essere raccontata:

    1. 13 Reasons Why sembra una storia pensata da quegli adulti che devono capire i giovani, una puntata infinita di qualche rubrica di Concita De Gregorio sui problemi dei ragazzi nei licei. Non c’è nessun tipo di attendibilità nella ricostruzione dei fatti, che si basano principalmente su uno schema narrativo neutro e stereotipato quarterback-cheerleader-nerd senza aggiungere nessun tipo di approfondimento al carattere di ognuno di questi adolescenti.
    2. La banalità di questa serie si palesa sin da subito grazie alla colonna sonora: la prima canzone che si sente è una canzone dei Joy Division, il cantante dei Joy Division si è suicidato. Brillante trovata.
    3. Gli stereotipi sono talmente asfissianti che ti viene voglia di spaccare lo schermo: da «hai citato Star Wars quindi sei un nerd» all’imprescindibile consequenzialità tra ricchezza e cattiveria, passando per «le cheerleader sono stupide», «le feste sono pericolose», «se bevi e guidi muori, per forza».
    4. I genitori sono solo ed esclusivamente dei dittatori senza scrupoli che devono far rispettare la loro legge indiscussa, o in alternativa dei grandissimi rompicoglioni apprensivi: a un ragazzo di 17 anni, ad esempio, non è concesso neppure starsene nella sua stanza con la porta chiusa perché è pericoloso.
    5. Alla radice di tutti i mali che hanno spinto Hannah Baker ad uccidersi, ci sono piccoli gesti che dimostrano quanto i dettagli siano fondamentali: per esempio, una lista dei più belli della scuola dove appare il tuo nome deve essere necessariamente presa sul serio. Forse più che in un liceo, avrebbero dovuto ambientarlo in una quinta elementare.
    6. Nel 2017 alcuni ragazzi diffondono tramite MMS (?) una foto scandalosa di Hannah Baker per rovinarle la reputazione e marchiarla per sempre con il timbro di puttanella. La foto in questione mostra Hannah e una piccola parte delle sue mutande, eppure è sufficiente. Questo episodio mi spinge sempre di più a pensare che tra gli sceneggiatori ci sia Concita De Gregorio o Roberto Saviano.
    7. Il sessismo è l’ingrediente fondamentale di questa serie, insieme all’istigazione al suicidio passivo aggressivo: tutti i maschi sono dei porci, anche quelli che vogliono consolarti, per non parlare di quelli che sono innamorati di te. Tutti. Non esiste un ragazzo negli Stati Uniti che non proverà ad infilarti una mano sotto la gonna senza il tuo permesso. I maschi fanno schifo, le donne sono vittime (silenti).
    8. La tua ex migliore amica viene stuprata sotto i tuoi occhi, cosa potresti fare?, denunciare?, dirle la verità? No, molto meglio, non dire nulla e comportati come se non fosse successo nulla, torna a casa dello stupratore senza preoccuparti del fatto che magari potrebbe succedere di nuovo, magari proprio a te, quindi spogliati e fatti l’idromassaggio aspettando che lo stupratore che tu non hai denunciato ti si avvicini.
    9. Attenzione però, se l’aggressione sessuale proviene da un’altra donna non c’è motivo di scandalizzarsi, non è valida. Se una tua compagna di classe comincia a spogliarsi e ti si fionda addosso, le sue intenzioni non sono cattive, perché lei è donna quindi non è pervertita. Può essere stronza, antipatica, cattiva ma viscida mai.
    10. Se il ragazzo che ti piace, a cui piaci, che non ha mai fatto nulla di male contro di te se non qualche sporadico momento di umana debolezza, dopo che gli hai proposto di appartarvi in una stanza (perché sì, strano a dirlo ma le ragazze pure possono essere consenzienti e possono persino prendere l’iniziativa verso questo demone che chiamiamo sesso) prova a stabilire un contatto fisico con te, è plausibile che una carrellata mentale di tutti i gesti di umiliazione che hai subitoti spingano a trattare malissimo l’unica persona che è stata sempre gentile e premurosa con te. Ovviamente il giorno dopo, nonostante tu l’abbia cacciato dalla stanza come se ti avesse appena obbligata a fare qualcosa che, mi dispiace Concita e tutte le altre mamme premurose, piace e attira anche le ragazze, ti comporti come se non fosse successo niente e ti aspetti pure che il povero sfigato Clay torni da te, magari a chiederti scusa.
    11. Se una ragazza si suicida, tutti sono pronti a cercare colpevoli e a commemorarla, tutti ne soffrono. Se un ragazzo muore in un incidente stradale no, perché è colpa sua se ha bevuto. Ci sono morti di prima e di seconda categoria, al Liberty High. La morte di Jeff è solo funzionale alla trama di Hannah Baker. L’unica eredità di Jeff, oltre al monito per i posteri, è il senso di colpa che deve tormentare l’intera esistenza della ragazza che ha colpito un palo dello stop, causando la sua morte. Perché danneggiare un segnale stradale è un crimine orribile, Sheri, e meriti l’ergastolo per questo.
    12. Hannah Baker preferisce torturare psicologicamente tutte le persone che hanno contribuito alla sua infelicità con un elaborato sistema di cassette e narrazione dall’aldilà senza tuttavia denunciare l’unico vero colpevole, ovvero lo stupratore che ha violentato lei e la sua amica davanti ai suoi occhi, facendo credere per tutto il tempo della ricostruzione degli eventi all’unica persona che la amava davvero di essere anche lui colpevole e non includendo minimamente in questo progetto di vendetta passiva aggressiva una spiegazione del suo gesto per i suoi genitori che non hanno fatto assolutamente nulla per farla stare male se non rimproverarla per aver perso settecento dollari. 
    13. Dunque, riassumendo, il delizioso progetto finale di Hannah Baker è il seguente: organizzare una caccia al tesoro per il colpevole senza tuttavia includere una punizione, se non quello del senso di colpa, torturando per tutta la durata della serie l’unica persona che l’amava facendogli credere di essere anche lui colpevole perché non ha insistito davanti ad un suo no (però «no means no», giusto Hannah?). In tutto ciò, nessun messaggio e nessuna spiegazione per i genitori che sembrano sempre volerle molto bene. Ma soprattutto: senza nessun tipo d’introspezione, di motivazione o di argomentazione se non quella della vendetta, Hannah Baker si uccide. Si uccide perché lo psicologo della scuola non l’ha capita. Si uccide perché così può dire a quei 13 bastardi che la colpa è loro. Si uccide perché non esiste alternativa alla morte per il suo dolore, o almeno così ci sembra di capire da quelle cinque o sei parole che spende a riguardo che parlino di lei e non dei cattivi che la circondano. Così, passiamo da Dawson’s Creek a una scena cruda e turpe di una ragazza che si taglia le vene in una vasca da bagno senza aver ben capito effettivamente cosa pensasse davvero Hannah Baker mentre lo faceva.

  1. Complimenti, mi sembra che legittimare il suicidio di un’adolescente attraverso la vendetta sia esattamente il modo migliore per risolvere i problemi ed educare i giovani alla bellezza della vita.

 

 

Quando la Volpe non arriva all’uva… la colpa è della misoginia!

Negli ultimi giorni è scoppiato un polverone in Rai a causa di una lite tra Magalli e Adriana Volpe.
Mentre avveniva un dibattito rivolto al mondo degli anziani Magalli dice: “Comunque la terza età si è spostata, io ne sono ampiamente fuori, ormai la terza età credo sia oltre i 75…”. Adriana Volpe interviene, “ormai fai 70 anni, no?”, ma la precisazione non piace al conduttore che prima reagisce con tono più ironico, “pìgliatela in saccoccia te, e quelli che non dicono c’età che hanno”, poi saluta l’ospite e visto che Volpe insiste dicendo cose tipo “ma è bellissimo”, Magalli si riscalda, “ma fatti gli affari tuoi, no? No, proprio non è capace…”. E ancora alla conduttrice: “Tu ne fai 44!, e allora?”. E quando Volpe gli chiede “ma perché te la prendi?”, Magalli chiosa: “Perché sei proprio una rompipalle”, e taglia corto, passando all’argomento successivo della trasmissione.

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L’assassinio del nano di Termini: una grande lezione di red pill

Molti son stati i fatti di cronaca nera legati in qualche modo ai concetti espressi dalla red pill. Tra questi mi viene in mente senza dubbio il caso di Domenico Semeraro, un uomo affetto da nanismo che dopo i trascorsi di un’adolescenza infernale, ha sviluppato una sessualità atipica e perversa. Leggendo questi fatti dopo aver appreso i concetti della red pill, tutto assume tratti ancora più inquietanti e raccapriccianti. Per questo una breve ripassata, con alcune considerazioni di contorno, è quantomai dovuta.
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E po*#a Madonna

Madonna -e qui ci starebbe bene anche a mo’ di imprecazione- la star provocatrice debuttata negli anni ’80 e che ancora oggi fa parlare di se. Uno degli stendardi del femminismo imperante, che ha insegnato alle ragazzine ad essere puttane, peccaminose, ma sopratutto mirare sempre ai bellocci e bistrattare i meno avvenenti.
E’ l’emblema della femminista media, sempre pronta a difendere la propria causa anche al costo di cadere in contraddizione. Il cosiddetto “femminismo mutevole”.

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